News casa: nuovo blocco sfratti

 Sono 2889 gli sfratti bloccati in tutta Italia, concentrati per la gran parte in non più di 10 Comuni. Lo ha accertato il Ministero delle infrastrutture. Il Senato ha però rinnovato il blocco per 849 Comuni: in pratica, un Comune bloccato per ogni tre sfratti in essere! Il provvedimento di blocco sta a dimostrare la forma corrotta di democrazia in cui i governanti fanno promesse e concessioni alle masse popolari solo per mantenere il proprio potere, oltre al disprezzo più palese di ogni diritto proprietario. Ma soprattutto evidenzia la totale mancanza di volontà di risolvere i problemi esistenti con l’ unico strumento possibile: quel rilancio dell’ affitto che l’ Agenzia del territorio ha chiesto. Secondo il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, il nuovo provvedimento di blocco è addirittura peggiore di quello varato dal Governo Prodi l’ anno scorso: le agevolazioni fiscali per i proprietari sono infatti state limitate ai soli Comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste e ai Comuni ad alta tensione abitativa con essi confinanti.

Confedilizia contro lo sperpero di denaro pubblico

Costituito dalla Confedilizia l’ Osservatorio sugli sprechi pubblici locali. Ad annunciarlo è l’ Organizzazione storica della proprietà edilizia. Scopo dell’ iniziativa, infatti, è quello di raccogliere le segnalazioni degli sprechi

Confedilizia: niente certificazione energetica, neppure regionale

 L’obbligo di allegare ai rogiti l’attestato di certificazione energetica e, per i locatori, di consegnarlo o comunque di metterlo a disposizione dei propri inquilini, così com’era previsto dai commi 3 e 4 dell’art. 6 del d.lgs. 192/’05, non c’è più. La legge di conversione del d.l. n. 112/’08 (la manovra e-stiva, come è stata chiamata) ha infatti abrogato tali disposizioni e, con esse, le due norme di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 15 dello stesso decreto legislativo, che sanzionavano con la nullità (relativa) un eventuale inadempimento al riguardo. Resta in linea generale, per i proprietari, l’obbligo di dotarsi del predetto attestato secondo le scadenze e le condizioni previste dalla legge, ma sta di fatto che le intervenute abrogazioni – con particolare riferimento ai fabbricati preesistenti (vale a dire non costruiti o radicalmente ristrutturati in base a titolo richiesto dopo l’8 ottobre 2005) – hanno svuotato del suo valore precettivo tale previsione (salvo, ovviamente, il caso in cui si abbia inte-resse ad accedere alle agevolazioni fiscali connesse al risparmio energetico).

Confedilizia: risparmio energetico e immobili storico-artistici

 Il Decreto legislativo sul rendimento energetico (n. 192/’05) non si applica agli immobili qualificati come “beni culturali” dal Codice dei beni culturali e del paesaggio nonché alle ville, ai giardini e ai parchi che, seppur non tutelati dalle disposizioni sui beni culturali, si distinguono “per la loro non comune bellezza” e, ancora, ai “complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale” (comprese le zone di interesse archeologico): questo, peraltro, nei casi in cui il rispetto delle prescrizioni implicherebbe “una alterazione inaccettabile del loro carattere o aspetto con particolare riferimento ai caratteri storici o artistici”. In relazione agli immobili oggetto di vincolo culturale o paesaggistico appena citati, si impone, però, una sottolineatura: solo nel caso, infatti, in cui vengano eseguiti sugli stessi lavori edilizi o eventuali interventi sugli impianti, il rispetto delle prescrizioni tecniche contenute nel decreto n. 192 precitato (che impongono specifiche modalità di esecuzione delle opere finalizzate al contenimento dei consumi) potrebbe recare “una alterazione inaccettabile del loro carattere o aspetto con particolare riferimento ai caratteri storici o artistici”. Un’alterazione del genere non è, invece, neppure configurabile nel caso di applicazione delle disposizioni in tema di certificazione energetica.

Confedilizia risponde: disdetta in caso di piu’ locatori

 Un inquilino che ha ricevuto la disdetta del contratto di locazione da uno solo dei proprietari dell’immobile a lui affittato, domanda se tale disdetta sia valida.

La risposta e’ affermativa. Ai fini di impedire il rinnovo del contratto di locazione infatti è stata ritenuta efficace la disdetta intimata da uno solo dei comproprietari di un immobile affittato ( In questo senso Cass. sent. n. 55)

Confedilizia risponde: Sostituzione della recinzione di uno spazio comune

 Si domanda quale maggioranza occorra all’interno di un condominio per deliberare la sostituzione, con una rete metallica, di una presistente recionzione di uno spazio comune formata da paletti uniti da una catena.

E’ stato ritenuto che l’installazione sostitutiva di una recinzione in rete metallica con un’area condominiale comune, già in precedenza delimitata da una serie di paletti uniti da una catena interposta, non implichi l’alterazione sostanziale o il cambiamento dell’originaria destinazione nè il mutamento dell’entità materiale del bene attraverso una sua radicale trasformazione. Pertanto, per deliberare un intervento del genere, è sufficiente , in secondo convocazione, un numero di voti che rappresenti un terzo del numero dei condomini a almeno un terzo del valore dgli edificio.

Confedilizia risponde: impugnazione da parte del condominio astenuto

 Si domanda se una libera assemblea possa eventualmente essere impugnata anche dal condominio che si sia astenuto dal votare.

La risposta è in questo caso affermativa. Al riguardo la corte di cassazione si è cosi testualmente espressa: “in tema di condominio degli edifici tutti i condomini che non hanno votato in maniera conforme alla deliberazione assembleare sono leggittimati a impugnarla, siano stati presenti alla seduta oppure assenti (l’unica differenza consistendo nei dies a quo per proporre l’opposizione che decorre dalla datadi deliberazione per i primi e dalla data della comunicazione per gli altri), ivi compresi pertanto gli astenuti.

Cedolare secca, sarà la volta buona?

 In occasione della tornata elettorale in corso, la proprietà edilizia chiede alle forze politiche chiarezza fra le altre cose – relativamente alla tassazione dei redditi da locazione (separatamente dagli altri, quindi, o insieme, in coacervo?). Sul punto registriamo – a parte improbabili, ma sempre possibili, sviste, delle quali daremmo eventualmente atto volentieri – le seguenti posizioni programmatiche. Partito democratico: “Tassare il reddito da affitto non ad aliquota marginale, ma ad aliquota fissa” (aliquota che Veltroni ha poi precisato – in una lettera a Confedilizia – nel 20 per cento). Popolo della libertà: “Graduale e progressiva tassazione separata dei redditi da locazione”. Udc: “Istituzione di una cedolare secca del 20 per cento sugli affitti per favorire l’emersione dei contratti illegali ed il ripristino della redditività dei canoni di locazione”. Constatiamo dunque, su questo aspetto (ormai da anni prospettato, e proposto, dalla Confedilizia), una favorevole convergenza: completa (perchè precisa anche nella misura dell’aliquota, oltre che nella necessità di ridare redditività alla locazione) nell’Udc, netta nel Partito democratico (che ha pure precisato – come visto, e sia pure in un secondo momento – la misura dell’aliquota), altrettanto netta (ma con duplice sottolineatura di una sua graduale attuazione: a valorizzare, inizialmente, i “contratti agevolati” – come li chiama esattamente la legge – e cioè i canoni fiscalmente agevolati perchè stabiliti dagli accordi Confedilizia/Sindacati inquilini) nel Popolo della libertà.

Commissioni prefettizie sfratti, incostituzionali?

 La storia delle locazioni, in Italia, è da sempre costellata da fatti (e misfatti) che altro risultato non hanno ottenuto che quello di ridurre al lumicino un istituto che in altri (più avveduti) Paesi è invece sviluppato e (fiscalmente) tutelato, assicurando esso la mobilità sul territorio delle forze del lavoro, degli universitari, degli impiegati pubblici in ispecie. Subito nel secondo dopoguerra del secolo scorso, dunque, l’espediente di chi (come oggi) aveva una vista che non andava al di là dei propri occhi, era quello di prorogare i contratti. Dopo un monito della Corte costituzionale nel 1984, e una dichiarazione di incostituzionalità nel 1986, il (furbo) legislatore cambiò però strada e – per dribblare la Consulta – scoprì l’espediente (all’evidente fine di ottenere pur sempre lo stesso risultato, e cioè di impedire che gli immobili locati ritornassero alla proprietà) di bloccare non più i contratti, ma le esecuzioni di rilascio (gli sfratti, in gergo). Anche qua, due solenni moniti-diffida della Consulta, nel 2003 e nel 2004, non sono valsi ad impedire il continuo, reiterato utilizzo del citato espediente: dal 2004, ci sono stati altri 6 blocchi e, attualmente, è in atto il 22°, considerato il solo periodo che ci separa dalla legge dell’equo canone (in sostanza, in ragione – in trent’anni – di quasi un blocco all’anno). La (troppo paziente) Corte costituzionale è stata , insomma, totalmente ignorata.

Formazioni politiche: le posizioni sul catasto e sulla cedolare secca

 CATASTO

POPOLO DELLA LIBERTA’

“Pensiamo ad un Catasto reddituale, basato su redditi reali perché censiti direttamente sul territorio, così da pervenire ad una giusta imposizione fiscale immobiliare, pienamente in linea con il nostro ordinamento tributario”.

(lettera 7 marzo 2008 alla Confedilizia di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini)

UNIONE DI CENTRO

“Tassare gli immobili per quel che rendono anziché per il loro valore, secondo il criterio costituzionale della capacità contributiva, è un modo per rivitalizzare il mercato dell’affitto e venire incontro al disagio di tante famiglie.

Decreto sicurezza impianti: Confedilizia chiede una interpretazione della normativa o una sospensione della sua entrata in vigore

 A proposito del decreto sicurezza impianti, la Confedilizia chiede una urgente interpretazione normativa o una sospensione della sua entrata in vigore. Il dibattito interpretativo finora sviluppatosi (soprattutto in funzione delle esigenze dei notai) non ha infatti minimamente toccato il grave problema della “documentazione amministrativa e tecnica” che dovrebbe secondo il decreto essere consegnata sia agli acquirenti degli immobili che agli inquilini: una documentazione che non è in gran parte mai stata rilasciata, o che comunque non è in possesso né di venditori né di proprietari locatori, e per la quale non è prevista alcuna documentazione equipollente che possa ora formarsi (documentazione equipollente prevista invece – con la dichiarazione di rispondenza – per la sola dichiarazione di conformità da allegare agli atti pubblici di trasferimento).